Voce e genere · approfondimenti

Non-Binary Voice Training:
non esiste una voce neutra da raggiungere

Se il punto di partenza è che ogni voce debba diventare chiaramente maschile o femminile, un percorso non binary è già stato frainteso. Possiamo invece lavorare su ambiguità, fluidità, percezione e soprattutto possibilità di scelta.

Una delle domande che trovo più limitanti nel lavoro sulla voce è: “Vuoi una voce più maschile o più femminile?”.

Può essere una domanda utile per alcune persone. Per altre, invece, parte già dal presupposto sbagliato: che ogni percorso debba scegliere una delle due direzioni e poi avvicinarsi il più possibile a quel modello.

Un percorso di non-binary voice training può avere obiettivi molto diversi: ambiguità percettiva, androginia, neutralità, fluidità, oppure la possibilità di usare configurazioni vocali differenti in momenti differenti.

Non dobbiamo inventare una terza “voce non binary” standard.
Sarebbe soltanto un altro stereotipo.

Non-binary è un'identità. Non una frequenza.

Non esiste un intervallo di pitch che renda automaticamente una voce non binary. Non esiste una risonanza specifica, una prosodia obbligatoria o un timbro “corretto”.

Le persone non binary possono avere desideri vocali molto diversi. Anche la ricerca recente descrive una popolazione con bisogni e obiettivi eterogenei, e sottolinea quanto il campo abbia ancora meno dati rispetto al lavoro storicamente concentrato sulle donne transgender.

Questo, per me, è un motivo in più per evitare protocolli costruiti su un'idea unica di risultato.

“Vorrei una voce neutra.” Bene: ma neutra per chi?

La neutralità non è un dato assoluto. È una percezione.

Una voce che una persona ascolta come androgina può essere percepita diversamente da un altro ascoltatore. E la stessa voce può essere interpretata in modi differenti a seconda di lingua, contesto, aspetto della persona, aspettative sociali e caratteristiche della frase.

Per questo, quando qualcuno mi dice “neutra”, cerco di capire che cosa quella parola significa per lui, lei o loro.

Una domanda più utile

Non: “quanto deve essere neutra?”
Ma: “cosa vorresti che accadesse quando parli? Come vorresti sentirti? Quanto ti interessa la percezione degli altri e quanto la tua esperienza interna?”.

La fluidità può essere un obiettivo tecnico.

A volte il desiderio non è trovare una configurazione definitiva, ma poter cambiare.

Una persona può voler usare una vocalità più chiara e leggera in alcuni contesti e una configurazione più densa in altri. Può voler mantenere un'ambiguità percettiva. Può voler cantare senza sentirsi costrettə dentro categorie di voce tradizionalmente marcate per genere.

In questo caso l'allenamento non cerca solo stabilità. Cerca anche accesso: entrare e uscire da configurazioni differenti senza perdere coordinazione e comfort.

La flessibilità non rende una voce meno autentica.
Può renderla più disponibile alla persona che la usa.

Da dove si parte, allora?

Dagli stessi parametri che possiamo esplorare in qualsiasi percorso di gender affirming voice training, ma senza decidere in anticipo quale combinazione sia “non binary”.

  • pitch e range;
  • risonanza e configurazione del tratto vocale;
  • peso e qualità dell'emissione;
  • prosodia e intonazione;
  • articolazione e ritmo;
  • intensità, attacchi e dinamica;
  • gesto, postura e intenzione comunicativa;
  • voce cantata e passaggi tra registri.

La parte importante è che nessuno di questi parametri ha un valore “non binary” predefinito.

Essere percepitə in un certo modo non è l'unico criterio.

Nel lavoro sulla voce è facile concentrarsi sulla domanda “come mi sentono gli altri?”. È comprensibile: per alcune persone il misgendering vocale ha un peso reale nella vita quotidiana.

Ma la congruenza vocale riguarda anche il rapporto della persona con la propria voce. Studi recenti hanno osservato differenze nell'esperienza di congruenza vocale fra persone cisgender e persone transgender e gender non-conforming, soprattutto quando entra in gioco l'ascolto della propria voce.

Per questo tengo insieme due piani: percezione esterna e percezione interna. Possono coincidere, ma non è obbligatorio.

Non cerco di togliere il genere dalla voce.

Cerco di capire quale rapporto vuoi avere tu con il genere nella tua voce.

Per alcune persone significa ridurre i segnali che vengono letti socialmente come molto maschili o molto femminili. Per altre significa poterli usare entrambi. Per altre ancora significa smettere di controllarli continuamente.

Non parto quindi da un modello acustico di “neutralità”. Parto da ascolto, desiderio e sperimentazione.

Una voce non binary non deve dimostrare di essere non binary.
Deve poter appartenere alla persona che la usa.
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Per approfondire.

Questo articolo è divulgativo e nasce dal mio lavoro di vocal trainer. Per il quadro clinico e di ricerca sul gender affirming voice rimando anche alle fonti professionali e scientifiche qui sotto.

Riccardo Primitivo Fiorucci
Gender Affirming Vocal Trainer · Voice Teacher · Vocal Trainer

Lavoro con voce parlata e cantata e con percorsi di gender affirming voice training per persone transgender, non binary e gender diverse.

Il mio approccio parte dalla didattica vocale, dall'ascolto della persona e dall'esplorazione dei parametri della voce, senza trasformare l'identità in un protocollo standard.

Profilo professionale e attività documentate →

Gender Affirming Voice Training

La voce non è un bersaglio da centrare.

Possiamo esplorare insieme quali possibilità vuoi avere a disposizione.